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LEITMOTIV CAFFETTARI

Intervista con Cool Club

“Cercheremo di dormire così tanto da sognare di più” recita il vostro primo ritornello. Una fuga da una realtà che raccontate ma che vi piace superare “vagabondando” in un mondo altro…

Il senso è esattamente questo! Come si evade da una realtà? E a volte è proprio necessario..In fondo il sogno è una via molto più concreta di quanto sembri (ci sono studi in merito che lasciano stupefatti) ma certo non è l’unica: per quanto ci riguarda, la Musica ha in sé un connotato di vagabondaggio, anche fisico, basti pensare ai tour, che permette di staccarsi da una realtà che non ho paura a definire opprimente o dura. Potrei dire che musica e sogno sono due perfetti antidoti per un sano viaggio.

Il folk resta sempre uno degli elementi fondanti del vostro sound, oggi forse una sottotraccia che ogni tanto fa capolino. Quello che invece emerge in questo album è un sound più rock, più immediato…

In effetti la nostra matrice folk, che mi piace pensare sia popolare  in senso ampio e non geografica, (pur avendo radici mediterranee e autoctone indiscutibili) in questo disco è meno evidente. Direi che il rock, che segnò tra l’altro i nostri inizi da sbarbatelli, ha preso il sopravvento. E credo sia un bene se un disco fotografa una realtà esterna che non ti piace e che ti sta stretta, ecco forse perchè si chiama “I vagabondi”. Non si è banali se si parla di rock in termini di scossa, di immediatezza, senza fronzoli: è quello. E forse queste suggestioni inconsapevolmente o no hanno preso il sopravvento.

Parlerei quasi di world rock per questo disco, anche se è piuttosto bizzarro autoetichettarsi..

Ho sempre pensato ai Leitmotiv come a dei cantastorie contemporanei, musicisti erranti capaci di raccontarci il mondo attraverso la fiaba, il mito. Ti ringrazio per l’immagine perchè credo ci possa benissimo rappresentare. In effetti da sempre abbiamo sentito la necessità di raccontare, cantare in musica il mondo che ci circonda, spesso privilegiando il mondo esterno a scapito del nostro, più intimo e privato. Quasi a volerne dipingere in musica le fattezze ma senza troppe pretese, sia chiaro, di conoscerlo e giudicarlo così bene. E il mito, la fiaba  ( e perchè no il sogno) ci sono stati utili magari ad avere il giusto distacco nel farlo. Anche se in questo ultimo disco tanta realtà “immediata” c’è venuta addosso nel racconto, penso alla title-track. È pur vero che poi all’amalgama ci ha sempre pensato la musica: senz’altro il mezzo migliore che abbiamo per esprimerci. In questo l’errare ci aiuta: viaggiando e, perchè no sbagliando con lei abbiamo appreso molto.

Mi ha molto sorpreso “Madama Milano”, forse l’episodio più vicino a un certo cantautorato. Come nasce?

Ho scritto il testo quasi integralmente  in tour, alle prime ore del mattino, in un appartamento a…Milano. Sono molto legato a quella città,  ci ho vissuto e  per molti versi ho amato più che odiare come fanno molti. Vederla  insolitamente vuota e così silenziosa, perchè in piena notte, mi ha impressionato. Così mi sono fermato a guardarla, a ripensarla e ne ho visto lo specchio di molte miserie di questo paese. Credo che sia l’emblema per certi versi ( forse ancor più di Roma) di un’ “Italia che è sparita” come canta Niccolò Fabi. Ho avuto una sensazione di una signora che fa di tutto per imbellettarsi ma non ci riesce, perchè cialtrona dentro più che elegante fuori ormai. Ma le città, ho sempre pensato, le fanno i cittadini. É anche colpa nostra. L’accostamento con i cantautori poi  ci sta tutto, l’hanno cantata in molti, penso a Jannacci o alla struggente ballata di Dalla.. in questo Dino (il nostro batterista, qui all’organo e synth) mi ha aiutato a darne una veste  più…Leitmotiv

Sembra che siate particolarmente affezionati alla figura del folle… la pazzia è forse una sorta di antidoto?

É vero, ne parliamo spesso.. mi ci fai pensare e mi viene da sorridere. Sarà che i musicisti sono spesso degli irregolari e un po’ matti lo sono..Direi che è un tema ricorrente per noi. C’è un verso nell’album che dice “ i matti non sono codardi mai” e forse contiene la spiegazione alla domanda. Spesso contravvenire a norme imposte da  una maggioranza può anche essere, è un paradosso, salutare: persino il coraggio dire verità scomode è spesso appannaggio dei matti, degli irregolari. C’è nel matto, nel folle e anche nel “fool” teatrale, inteso come personaggio fuori dalle righe, una sorta di ribellione affascinante all’omologazione. E poi una domanda frequente che ci viene posta anche simpaticamente è : “Fate musica e basta… ma siete matti?”

Sempre per restare in tema di vagabondaggio. Siete una band che viaggia molto, il live è sicuramente il vostro ambiente ideale. Che rapporto avete con il palco con e oltre i Leitmotiv?

É la dimensione che forse ci piace di più, anche se il lavoro in studio con gli anni diventa sempre più intrigante. Ma alla fine la dimensione dal vivo ne restituisce un fascino sempre cangiante e qui sta il bello. I vagabondi in fondo siamo anche noi, da anni in giro per lo stivale: la fatica un po’ cresce inevitabilmente ma l’entusiasmo è intatto. E poi il palco contiene davvero una magia che se sai captarla ti fa stare benissimo.Io personalmente mi “ricreo”.  Ma amiamo anche essere spettatori di concerti: questo, oltre che quasi doveroso e senz’altro utile per ogni musicista, è un piacere che ci concediamo ogni volta che è possibile. Ascoltando e suonando: è un viaggio continuo il nostro.

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